Una sera, mentre perdevo tempo sul telefono prima di dormire, mi sono imbattuta nel video di Elisabetta Acquaviva.
Parlava di menopausa.
Parlava di un progetto fotografico che invitava le donne a raccontarsi, a metterci la faccia.
La mia prima reazione è stata: “Perché no?”
Così ho scritto una mail.
Non sapevo cosa aspettarmi, ma volevo partecipare, raccontare la mia storia.
Da un paio d’anni il mio corpo ha deciso di fare di testa sua.
Le mestruazioni arrivano quando vogliono loro.
Spariscono per mesi e poi tornano a sorpresa, senza preavviso.
Nel frattempo succede che qualcosa cambia: mi arrabbio per cose che una volta avrei lasciato correre, ho una fame che compare all’improvviso e sembra non finire mai, la mia pazienza inesauribile… finisce!
C’è un nervosismo sottile che mi accompagna tutto il giorno e che a volte mi fa sentire il cuore in gola.
E poi c’è lui.
Il sudore.
Quella fiammata che parte dalla pancia e si allarga ovunque. Nel giro di pochi secondi il viso diventa rosso peperone, il collo si bagna, i capelli si appiccicano alla fronte e io divento una stufa ambulante!
La parte divertente — perché ormai ogni tanto riesco anche a riderci sopra — è che lavoro a contatto con il pubblico.
Quando arriva una caldana non posso sparire.
Non posso premere pausa.
Non posso rifugiarmi nel retro del negozio aspettando che passi.
Resto lì.
E continuo a fare quello che stavo facendo, sorridendo.
All’inizio mi imbarazzava.
Poi ho capito una cosa molto semplice.
Non dovevo nascondermi.
La perimenopausa è scomoda.
A volte è irritante.
A volte è feroce.
Ha tirato fuori una parte di me che nascondevo.
E mi ha costretta a fare i conti con un corpo che sto imparando ad abitare.
Anche quando mi sorprende.
Anche quando mi fa arrabbiare.
Anche quando non lo riconosco del tutto.
