Ieri, poco prima di pranzo, sono entrate in negozio due donne.
Credo fossero madre e figlia.
Una accanto all’altra, ma con due modi molto diversi di affrontare lo stesso caldo.
La signora più grande indossava un vestito fresco, di quelli che in estate sembrano quasi la scelta più naturale.
La ragazza aveva uno short di jeans e un top. Poi si è girata…
E mi sono fermata un attimo.
Mi sono chiesta: quando la libertà personale smette di dialogare con il contesto?
Eravamo in un centro commerciale.
Non in spiaggia.
Non in discoteca.
Non a un festival.
Credo profondamente che ognuno abbia il diritto di vestirsi come preferisce.
È una libertà conquistata e non vorrei mai tornare al tempo in cui qualcuno decideva cosa fosse giusto o sbagliato indossare.
Però penso anche che ogni luogo meriti un po’ della nostra attenzione.
Non perché esistano regole scritte.
Per rispetto.
Per quel tacito accordo che ci permette di condividere gli spazi con gli altri.
Una volta, forse, questa parola era “decoro”.
Oggi sembra quasi fuori moda, come se pronunciarla significasse essere moralisti o nostalgici.
Io, invece, la sento diversa.
Per me il decoro non è nascondere il corpo.
È avere la sensibilità di chiedersi: dove sono? Con chi condivido questo spazio?
Ogni luogo ha un linguaggio tutto suo.
Non è migliore o peggiore di un altro.
È semplicemente diverso.
E anche il modo in cui scegliamo di vestirci ne fa parte.
Non perché qualcuno ce lo imponga, ma perché ogni luogo racconta qualcosa e anche noi, entrando, ne diventiamo parte.
Forse il problema non è che oggi ci vestiamo diversamente.
Forse il problema è che, a volte, abbiamo smesso di chiederci dove siamo.
E voi come la vedete?
Esiste ancora un equilibrio tra il vestirsi come ci fa stare bene e il rispetto del luogo in cui ci troviamo?
Oppure sono io a dare ancora importanza a qualcosa che oggi conta meno?

5 risposte a “Dove sono?”
Mentre leggevo mi sono immaginato all’ombra, in giardino, a sorseggiare una tonica con limone e ghiaccio insieme a Cicerone.
Gli ho chiesto: «Forse abbiamo scelto l’esempio sbagliato. I vestiti dividono subito. La domanda vera è un’altra: sappiamo ancora accorgerci di dove siamo?»
Cicerone ha sorriso. «Quando una domanda è più grande dell’esempio che la introduce, conviene cambiare esempio. Così si discute dell’idea, non delle gambe della ragazza.»
Ho bevuto un altro sorso di tonica. Ho avuto il sospetto che, ancora una volta, avesse ragione lui.
Sai che forse hai ragione?
Io sono partita dai vestiti perché è quello che vedo tutti i giorni al lavoro. Era l’esempio più immediato. Ma in fondo non stavo parlando di quello.
Stavo parlando della capacità di guardarci intorno e capire dove siamo. Del rispetto che nasce dalla consapevolezza, non dalle regole.
E poi, diciamolo… Cicerone con una tonica in mano ha sempre un certo fascino. 😉
Vero!!! ❤️
Per lo meno li non entrano a torso nudo! Qui capita spesso
Da me addirittura in muta ???
Senza dire della sfilata in bikini, gente grande che a quel punto dico li ci sta il buon gusto di coprirsi. Dico: ma a casa loro girano nelle strade così???? Il buon senso e il buon gusto non è da tutti, ma fa bene agli occhi di chi guarda…