Il mobile della memoria

Nella stanza del “di tutto un po’”, dove regnano incontrastati Sugar e Lillo e dove vive la sedia, quella che ormai conosco come “il posto dei dopo”, c’è un mobile grande quanto una parete.

È un mobile bellissimo.

Legno massello, lavorato a mano da babbo e da zio Leandro più di vent’anni fa.

Ha ancora il profumo dell’amore con cui è stato costruito.

È nato per arredare il primo appartamento a Roma, quello dove Riccardo ed io ci siamo trasferiti per lavoro.

Da allora ci ha seguito ovunque: smontato, trasportato, rimontato.

Casa dopo casa, trasloco dopo trasloco.

È uno di quei mobili che finiscono per contenere molto più degli oggetti.

Lo guardo.

Mi colpisce pensarci.

Quel mobile ha sempre custodito qualcosa di prezioso.

Prima i bicchieri delle occasioni importanti.

Poi i libri.

Oggi la salute delle persone che amo, racchiusa in cartelle, esami e ricette.

Ma basta aprire uno sportello per trovare anche il resto: una prolunga, un quaderno mezzo vuoto, una scatola senza etichetta, una borsa da sistemare, scarpe da rivedere.

Tutto quello che, per un motivo o per l’altro, finisce lì.

Forse il problema non è ciò che contiene.

È tutto quello che gli abbiamo chiesto di contenere in più.

È lì che ha cominciato a soffocare.

Un oggetto sopra l’altro.

Una scatola davanti a un’altra.

Ricordi, carte, cavi, cose da sistemare “quando avrò tempo”.

Era nato per custodire la bellezza.

Oggi custodisce soprattutto il rimandato.

Lo osservo e mi accorgo che non è solo lui a fare fatica.

Sono io.

Il disordine non parla.

Aspetta.

Così ho capito che era arrivato il momento di intervenire.

Non per avere una casa perfetta.

Ma per restituire respiro a quel mobile.

E, forse, anche a me.

Vorrei aprire quella porta e sentire che, insieme a quel mobile, si è alleggerito anche qualcosa dentro di me.

2 risposte a “Il mobile della memoria”

  1. Avatar Salva&Chiudi

    Come spesso accade, sei riuscita a vedere in un mobile che non vuole invecchiare qualcosa che io avevo davanti agli occhi senza accorgermene.

    1. Avatar Elena Magnani

      E forse è proprio per questo che scrivo: per fermarmi e vedere quello che la fretta ci fa passare davanti agli occhi.❤️