Un rosario ritrovato, il ricordo delle mie nonne e una presenza che non avevo dimenticato.
Sistemando la scatola dei ricordi che tengo in bella mostra sul comò, accanto al letto, mi sono ritrovata con un rosario tra le mani.
L’ho osservato. Non come un oggetto, ma per ciò che rappresentava.
Mi sono tornate in mente le mie nonne.
Le ricordo mentre pregavano, facendo scorrere lentamente fra le dita nodose i piccoli grani del rosario.
C’era un mormorio appena percettibile, quasi un respiro.
E ho sentito nostalgia.
Nelle loro preghiere non cercavano risposte. Cercavano una presenza.
Quando ho preso in mano quel rosario, mi sono accorta di una cosa curiosa.
Non sapevo nemmeno come si recitasse correttamente il Rosario.
Conoscevo le preghiere, certo.
Ma la sequenza dei grani, i misteri, il ritmo della meditazione… tutto era ancora un po’ confuso.
Mi sono chiesta se non fosse un controsenso.
Possedere un rosario senza sapere usarlo.
Poi ho pensato che, in fondo, non si impara a pregare perché si possiede un rosario. Semmai, a volte, è proprio un rosario a invitarti alla preghiera.
Osservo le immagini dei santi e della Madonna e mi domando perché proprio quei volti mi trasmettano pace.
San Giuseppe mi parla di custodia. Del bisogno di sentirmi accompagnata.
San Benedetto mi ricorda che non devo lasciare spazio alla paura.
San Pio mi invita alla perseveranza, alla preghiera semplice e costante.
Maria che scioglie i nodi mi ricorda che ciò che oggi sembra impossibile può essere affidato con fiducia.
E poi c’è la croce, con la terra di Gerusalemme.
Solo dopo ho iniziato a dare un nome a ciò che stavo cercando.
Protezione.
Forza.
Fiducia.
Qualcuno che mi ricordasse che le difficoltà non hanno sempre l’ultima parola.
Nella tradizione cattolica il rosario non è un talismano.
Non protegge perché è un oggetto.
È una preghiera che si fa strada tra le dita.
Ogni grano è un’Ave Maria.
Ogni decina è un passo.
Ogni mistero è una pagina del Vangelo.
Le parole si ripetono.
Il respiro rallenta.
Le dita scorrono sui grani.
La mente, che fino a poco prima era piena di rumore, trova finalmente un ritmo diverso.
Non cercavo una risposta immediata ai miei problemi.
Cercavo un luogo interiore dove poterli affidare.
Quel rosario è rimasto lo stesso. Sono cambiata un po’ io.
Il rosario è tornato nella scatola dei ricordi.
Ma, in qualche modo, da quel giorno ha iniziato a camminare con me.
Non elimina il peso del cammino, ma mi ricorda che non sono sola a percorrerlo.

4 risposte a “Fra le dita…”
❤️
L’anima delle persone resta nelle cose che ci hanno lasciato.
In quel rosario c’è l’anima di Nonna Pia e Nonna Maria …
Meraviglioso ciò che ho letto lo rileggerò prima di andare a letto! Grazie molto profondo!😘
Grazie, di cuore ❤