La cortesia è l’anima della cura

Stamattina ho accompagnato mia madre a una visita nefrologica di controllo.

Negli ultimi anni gli esami non sono andati particolarmente bene e la sua preoccupazione è concreta: la paura della dialisi.

Ad accompagnarla c’ero io, la sua caregiver. Scherzo spesso chiamandola Principessa. Lei, puntualmente, ride.

Chi frequenta la sanità pubblica sa che spesso non trova lo stesso medico a ogni visita. A volte va bene. A volte meno.
Ricordo ancora un nefrologo incontrato un paio di anni fa che, guardando gli esami, le disse più o meno:
Per l’insufficienza renale non deve mangiare proteine. Per il diabete non deve mangiare carboidrati. Mangi verdure e perda peso.

Fine.

Nessuna domanda. Nessun tentativo di capire chi aveva davanti.
Mia madre uscì dallo studio più confusa di quando era entrata.

Stamattina è andata diversamente. Il medico che l’ha visitata si è accorto subito che faceva fatica a sentire. Ha alzato leggermente il tono della voce senza essere brusco. Le ha parlato guardandola. L’ha visitata con delicatezza. Le ha spiegato le modifiche alla terapia con parole semplici.

Soprattutto, non l’ha fatta sentire un problema da gestire.
L’ha fatta sentire una persona. Forse persino banale.

Eppure, tornando verso casa, mia madre sorrideva.
Gli esami non erano migliorati. La situazione era “solo” stazionaria.
Le sue malattie non erano scomparse.
Ma qualcosa era cambiato.
Si era sentita ascoltata, vista, rassicurata e curata.

Mentre l’aiutavo a salire in macchina la prima cosa che mi ha detto è stata: “Questo medico mi è piaciuto”.

Qualche tempo fa ho letto uno slogan dell’AUSL Romagna:
“La cortesia è l’anima della cura.”
Oggi ho capito davvero cosa significa.
La competenza è sicuramente indispensabile, non si discute. Ma la competenza da sola non basta a generare fiducia.

A volte la differenza tra una visita che lascia paura e una visita che lascia serenità sta nel modo in cui vengono dette le stesse parole.
Nell’attenzione ai dettagli.

Nel rispetto.
Che spesso costa così poco e vale così tanto.
Nel ricordarsi che dietro una cartella clinica c’è una persona che porta con sé paure, fragilità e speranze.

La cortesia non sostituisce la cura.
Le dà un volto umano.

E per chi si trova dall’altra parte della scrivania, quel volto può fare una differenza enorme.