E chi si prende cura del caregiver?

Oggi vorrei parlare una cosa più “semplice”: la tutela psicologica di chi si prende cura degli altri.

Perché a un certo punto può succedere di essere semplicemente stanchi.

Non stanchi dei propri cari.
Non stanchi di voler loro bene.
Non stanchi della propria vita.

Stanchi e basta.

Io, quando mi sono accorta di aver bisogno di una mano, mi sono rivolta ai servizi sociali del Comune.

Le possibilità ci sono.

Un’OSS può aiutare con la doccia una volta alla settimana con un contributo economico minimo. Nel mio caso, però, mio marito la doccia la fa tutte le mattine. Mia madre almeno tre volte alla settimana, con servizio di parrucchiera annessa.

Insomma, diciamo che il problema che avevo portato ai servizi non era esattamente quello della doccia.

Quando il caregiver è davvero molto stanco, esiste anche la possibilità di ricoverare temporaneamente il proprio congiunto in una struttura, fino a un mese, pagando una tariffa giornaliera calcolata in base all’ISEE.

Poi c’è la possibilità di parlare con uno psicologo che si occupa del mondo Parkinson.

Il venerdì mattina.

Ops.

Io lavoro.

E i tre giorni al mese della 104 li utilizzo per occuparmi dei miei assistiti. Quando non bastano, aggiungo ferie.

Non sto dicendo che queste possibilità non servano.

Servono.

Ma mi sono chiesta se non potessimo immaginare anche qualcosa di diverso.

Perché quando io sono stanca, la soluzione deve necessariamente passare dall’allontanamento dei miei cari dalla loro casa, dalle loro abitudini, dalle loro cose?

Loro stanno bene a casa.

Io voglio che continuino a stare a casa.

Quella che non sta bene, a volte, sono io.

E allora, per curiosità, ho fatto una ricerca.

Mi sono detta: e se invece di intervenire su di loro, per una volta facessi qualcosa per me?

Una notte fuori.

Un agriturismo sulle colline qui intorno.

Una buona cena.
Un letto comodo.
Un ambiente tranquillo.
Un massaggio rilassante.
Una colazione fatta con calma.

E soprattutto una notte in cui non devo essere reperibile per nessuno.

Una giornata nella quale la mia unica incombenza è… essere Elena.

Una piccola manutenzione, insomma.

Peccato che, facendo due conti, il pacchetto completo equivale al saldo del meccanico.

E allora che faccio?

Stringo i denti.

Pago il meccanico.

Rimando l’agriturismo.

E vado avanti.

Magari, invece di andare a farmi fare un massaggio, scrivo un articolo.

Però una domanda mi rimane.

Quanti caregiver fanno esattamente la stessa cosa?

Quanti avrebbero bisogno non di una soluzione d’emergenza, ma di una piccola pausa prima di arrivare all’emergenza?

Quanti vorrebbero, ogni tanto, la possibilità di ricaricare le batterie?

Perché se continuiamo a parlare di cura, forse dovremmo ricordarci che anche chi cura è una persona.

E se qualcuno ha trovato soluzioni che funzionano, servizi, idee o semplicemente qualche strada che io non ho considerato, scrivetemelo nei commenti.

Sono davvero aperta ai consigli utili.

2 risposte a “E chi si prende cura del caregiver?”

  1. Avatar Salva&Chiudi

    Ok, il meccanico lo abbiamo pagato.
    Ora la macchina non ci lascerà a piedi, almeno per un po’ — spero parecchio.
    Ma se non ci prendiamo cura di te, se non ti mandiamo per due giorni in manutenzione, rischiamo di rimanere a piedi in due. Forse in tre.
    Sarà il caso di farci un pensierino.
    😘

  2. Avatar Elena Magnani
    Elena Magnani

    Grazie caro, cercherò di organizzarmi in altro modo. ❤️

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