Serate dopo il lavoro con gli occhi che si chiudevano da soli.
Weekend sotto un gazebo, con la pioggia, il vento, la nebbia o il sole cocente.
Chilometri di autostrada per raggiungere ogni provincia della regione e partecipare a consigli direttivi itineranti.
Ore passate in riunione quando avrei potuto essere altrove.
Per dieci anni il volontariato ha occupato uno spazio enorme nella mia vita.
E non me ne sono mai pentita.
Nemmeno oggi.
Perché dentro quegli anni ci sono persone che non dimenticherò mai.
Ci sono uomini e donne che sono vivi grazie al gesto di qualcuno che non conosceranno mai.
Ci sono famiglie che, nel giorno peggiore della loro vita, hanno trovato la forza di dire sì.
Perché ho conosciuto l’attesa.
E ho conosciuto la perdita.
Quando una ragazza di diciannove anni che ami muore, alcune domande non ti lasciano più.
E con Riccardo ci siamo detti che nessuno avrebbe dovuto attraversare quell’inferno.
E così abbiamo iniziato.
Con entusiasmo.
Convinti che con l’impegno avremmo potuto cambiare le cose.
Ingenui…
Ora, mentre scrivo queste righe, in Italia ci sono oltre ottomila persone in attesa di un organo. Più di seimila aspettano un rene. Alcuni da anni.
Ottomila persone che sono molte di più se pensiamo alle famiglie che ogni persona porta con sé.
Le liste d’attesa non sono numeri.
Sono giorni e giorni di angoscia, minuti scanditi dalla paura.
Vite messe in pausa.
Ed è qui che la mia fatica ha iniziato a crescere.
Burocrazia. Conflitti interni. Discussioni infinite.
Quante volte mi sono chiesta: “Maledizione, ma come è possibile?”
Come è possibile perdere tempo in questo modo quando migliaia di persone aspettano?
E questo pensiero mi ha fatto male.
Molto più della stanchezza. Perché alla stanchezza ero preparata.
Alla delusione no.
Ed è arrivato il mio limite.
È arrivato nel momento in cui ho capito che non ce la facevo più.
Non avevo più energie.
Ero diventata una di quelle persone che continuano a spingere anche quando il motore è fermo da tempo.
Non ho smesso di credere nel dono.
Ho smesso di credere di poter fare tutto.
E forse, anche questa, è stata una lezione.

2 risposte a “Dieci anni a credere nel dono”
❤️
La stanchezza passa. La delusione lascia il segno perché nasce dall’averci creduto davvero. Ma chi continua a vedere le persone dietro le pratiche e i numeri resta parte della soluzione, anche quando il sistema sembra fare di tutto per dimenticarselo. ❤️