Tre quarti d’ora

Ci sono persone che hanno paura del silenzio.
Io, invece, ogni tanto ho paura della sua fine.

L’altra sera ero sdraiata sulla poltrona reclinabile.
Il telecomando in mano.
Il film appena iniziato.
La casa, finalmente, silenziosa.

Per qualche minuto nessuno mi ha chiamata.
Nessuno aveva bisogno di un favore, di una medicina, di una risposta.

Ero semplicemente lì.

Eppure non riuscivo a godermela fino in fondo.

Perché sapevo già che sarebbe finita.

Tra tre quarti d’ora tutto sarebbe tornato come sempre.
Le responsabilità.
Le richieste.
Le mille versioni di me che ogni giorno si alternano senza chiedere il permesso.

Mi sono sorpresa a essere triste proprio mentre stavo bene.

Poi ho capito.

Non era la fine di quel momento a farmi male.
Era il fatto che lo considerassi un’eccezione.

Come se riposare fosse un premio.
Qualcosa da meritarsi.
Qualcosa che dura poco.

E invece forse il lusso più grande non è avere una settimana di vacanza.
È vivere quei tre quarti d’ora senza passare metà del tempo a pensare che stanno per finire.

Perché la serenità non arriva sempre in grandi quantità.

A volte si presenta in silenzio.
Per pochi minuti.

E forse il problema non è che quei tre quarti d’ora finiscono.

È che iniziamo a perderli ancora prima che siano finiti.

Una risposta a “Tre quarti d’ora”

  1. Avatar Lara
    Lara

    ❤️