Non mi riconosco, mi hanno rubato l’empatia
Sono convinta di essere una persona empatica.
Una di quelle che sente troppo, semmai. Che cerca una ragione prima di giudicare e riesce a dispiacersi persino per chi non le piace.
Poi un giorno mi sono accorta che davanti al dolore di una persona non sentivo niente.
Niente.
E la cosa più inquietante non era lei.
Ero io.
Perché il dolore era vero, serio, di quelli davanti ai quali antipatie e divergenze dovrebbero diventare improvvisamente piccole.
Invece no.
Guardavo e non sentivo niente.
A tratti, addirittura, provavo fastidio.
Ed è lì che mi sono chiesta: ma che cazzo mi è successo?
Forse l’empatia non scompare.
Si consuma.
Si consuma quando qualcuno entra continuamente nel tuo spazio, osserva ciò che fai e lo replica senza comprenderlo. Quando ritrovi davanti ai tuoi occhi, in versione maldestra, cose sulle quali hai studiato, lavorato, sbagliato e ricominciato.
Una volta passi sopra.
Due anche.
Poi qualcosa cambia.
E arriva il paradosso: quella persona soffre davvero.
Lo sai.
Ma quando anche il dolore diventa racconto, video, lacrime, parole intime consegnate al pubblico, dentro di te compare una domanda poco nobile:
Anche questo deve diventare contenuto?
Poi interviene la ragione.
Magari è semplicemente il suo modo di sopravvivere. C’è chi nel dolore tace, chi lavora, chi piange da solo e chi racconta tutto.
Il fatto che io non lo farei non rende meno autentica la sua sofferenza.
Ma l’empatia non obbedisce alla ragione.
Provare empatia e comportarsi con umanità non sono la stessa cosa.
Non posso obbligarmi a sentire.
Posso però non infierire.
Posso tacere.
Posso rispettare un dolore che non riesco a condividere.
Non mi fa piacere che qualcuno soffra.
Semplicemente, questa volta, il mio cuore non si muove.
Nessuno mi ha rubato l’empatia.
Non devo sentire il suo dolore per rispettarlo.
E forse non devo nemmeno fingere un sentimento che non c’è per dimostrare di essere una brava persona.
L’empatia non è scomparsa.
Ha semplicemente smesso di andare dove si era stancata di andare.
Posso giudicarmi una cattiva persona per questo?

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