È una domanda che, un giorno, qualcuno potrebbe trovarsi a fare per noi.
“Ma lei cosa vorrebbe?”
A pensarci bene, è una domanda che mi fa paura.
Non tanto per me, quanto per chi mi vuole bene.
Perché immagino la scena: io non sono più in grado di parlare, di scegliere, di spiegare. E loro lì, a cercare di capire cosa avrei voluto, a ricordare una frase, una conversazione, qualcosa detto magari tanti anni prima.
Ecco, questo non lo vorrei.
In famiglia, per fortuna, abbiamo sempre avuto una bella abitudine: parlare.
La bellezza dello stare insieme a tavola è anche questa. Non solo mangiare, raccontarsi la giornata. Ma poter parlare di tutto, senza troppi tabù. Anche delle cose scomode.
E così, negli anni, abbiamo parlato anche del fine vita.
Credo sia importante farlo quando si sta bene. Quando si è lucidi e si può dire quello che si pensa, prima che sia una situazione difficile a decidere per noi.
Io so come la penso. E so come la pensano loro.
Non vorrei essere tenuta in vita a qualunque costo se mi trovassi in una condizione irreversibile, completamente dipendente dalle macchine e dalle persone, senza più il controllo delle mie azioni, del mio pensiero, delle mie scelte.
Per me quella non sarebbe una vita dignitosa.
Non sto dicendo che voglio morire.
Sto dicendo che vorrei poter scegliere per me, finché sono ancora capace di intendere e di volere.
Vorrei poter dire alle persone che amo:
“Questo è quello che vorrei.”
E vorrei soprattutto evitare a loro di dover indovinare.
“Avrebbe voluto continuare così?”
“Stiamo facendo quello che avrebbe scelto lei?”
No.
Vorrei averlo già detto.
Vorrei che sapessero.
Qualcuno potrebbe pensare che non spetti a noi decidere. Che la vita è un dono e che sarà Dio a stabilire quando arriverà il momento.
Lo capisco e lo rispetto.
Ognuno ha il proprio modo di guardare alla vita, alla morte e a quello che viene dopo. Se qualcuno sceglie di affidare a Dio il proprio ultimo respiro, è una scelta che appartiene alla sua fede.
Io vorrei poter decidere per me, finché ne sono capace.
E se poi Dio deciderà diversamente, sarà una questione tra Lui e me.
Non so cosa ci sia dopo. Voglio credere che ci sia qualcosa.
So però cosa significa per me vivere.
Significa esserci. Riconoscere le persone che amo. Poter parlare, ridere, arrabbiarmi, scegliere. Poter dire sì e poter dire no. Sentirmi ancora, almeno in qualche modo, dentro la mia stessa vita.
Ed è per questo che faccio fatica a pensare a una vita mantenuta artificialmente quando tutto questo non è più possibile.
Non perché una vita non autosufficiente valga meno.
Ma perché io so cosa vorrei per me.
E vorrei avere il coraggio di dirlo adesso, mentre posso ancora farlo.
Perché non voglio che un giorno siano gli altri a dover parlare per me.
Vorrei che si ricordassero semplicemente di averne parlato insieme. Magari proprio a tavola, come abbiamo fatto tante volte.
E se mai arriverà quel giorno, alla domanda:
“Ma lei cosa vorrebbe?”
vorrei che qualcuno potesse rispondere senza esitazione:
“Ce l’ha detto. E noi lo sappiamo.”

Lascia un commento