Mi sono svegliata urlando.
Di nuovo.
Ultimamente mi capita più spesso di quanto non mi sia mai capitato in passato.
A volte urlo davvero e sveglio Riccardo.
Altre mi agito così tanto che riesco a disturbare pure Lillo, che dorme beato al mio fianco e comincia a chiedersi se non sarebbe meglio trasferirsi altrove.
La cosa curiosa è che nei miei sogni sono incazzatissima.
Non arrabbiata. Proprio incazzata.
Urlo come un’ossessa e vomito addosso al malcapitato interlocutore di turno tutta la mia ira. Quella che, evidentemente, durante il giorno tengo ben riposta nello stomaco, insieme alle cose che “non vale la pena dire”.
E poi, ultimamente, mi capita anche di tornare indietro.
A scuola, per esempio.
Rivivo situazioni di quando ero bambina, persone, luoghi, sensazioni che pensavo fossero finite nel dimenticatoio.
E forse un motivo c’è.
Mi è stato ricordato che sono stata una bambina brava e ubbidiente.
E pare che io abbia pensato bene di non abbandonare mai quel modus operandi.
Brava bambina.
Ubbidiente.
Responsabile.
Quella che fa quello che deve fare, che cerca di non disturbare, che capisce, che si adatta.
Un successo educativo, insomma.
Solo che adesso ho il sospetto che qualcosa, dentro, si sia stufato.
Perché di giorno la brava bambina continua a fare la brava.
Di notte, invece, manda tutti affanculo.
E mi viene da pensare: che siano le mie viscere che si stanno ribellando?
Perché magari la testa è ancora lì a dire “va bene”, “non importa”, “lascia perdere”.
Ma le viscere, evidentemente, hanno un’opinione diversa.
E non sono diplomatiche.
Non fanno mediazione.
Non usano il condizionale.
Urlano.
Forse è il loro modo di presentare il conto di tutte quelle volte in cui ho ingoiato qualcosa.
Solo che, invece di farlo durante il giorno, aspettano che io sia comodamente addormentata.
Una scelta di tempismo discutibile, devo dire.
Anche perché poi Riccardo si sveglia.
Lillo si agita.
Io mi ritrovo seduta sul letto con il cuore a mille, cercando di capire dove cazzo sono e soprattutto con chi ce l’avevo.
E la mattina, naturalmente, non ricordo quasi niente.
Resta solo quella sensazione.
Quella rabbia enorme che nel sogno sembrava avere perfettamente senso.
Chissà.
Forse la brava bambina non è mai sparita.
È semplicemente cresciuta.
E ogni tanto, di notte, si prende la libertà che di giorno si concede con il contagocce.
Quella di essere arrabbiata.
Di dire no.
Di non dover capire sempre.
Di non essere accomodante.
Di non essere brava.
E magari, prima o poi, imparerò a farlo anche da sveglia.
Così, forse, la notte potrò finalmente dormire.
Io.
Riccardo.
E soprattutto Lillo.

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